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MedeAssolo s-concert

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Data / Ora
Date(s) - 28/06/2018
0:00

Luogo
Festival Internazionale Teatro Romano Volterra

Categorie


Descrizione

Nel 2015 ho portato in scena, debuttando al Teatro Greco di Siracusa, la Medea di Seneca per la regia di Paolo Magelli. E’ da allora che Medea mi insegue e mi pone interrogativi ossessivi, tanto da spingermi a ripensare alla tragedia fino a trasformarla in un monologo. In questo nuovo lavoro ho mantenuto la traduzione di Paolo Magelli, che ha fatto un lavoro molto interessante, rendendo il modernissimo pensiero di Seneca altrettanto moderno anche nell’espressione linguistica e sintattica, restituendocene una versione estremamente audace e profonda, che ho mantenuto integralmente con tutti i suoi personaggi ed alcuni cori. MedeAssolo ci racconta in forma di concerto lo s- concert (o) di una donna invasa dalle voci di dentro, in cerca di una pace che è ormai impossibile da raggiungere, tormentata com’ è dai fantasmi del passato.Tutto è già accaduto, il più terribile degli atti commesso, ogni cosa perduta; ma Medea continua a rivivere senza sosta il fatidico giorno che l’ha portata alla pazzia e i personaggi che lo hanno popolato, come se fossero presenze ossessive nella sua testa. Sola in scena, il concerto per voce ( voci ) e batteria si intreccia con le meravigliose musiche originali del Maestro Arturo Annecchino. I tamburi ed i piatti, suonati dal vivo, sono come una drammaturgia dell’anima, espressione di una emozionalità estrema che cerca così di gridare tutta la sua sofferenza. Dove è Medea? In un luogo dello spirito o piuttosto dentro la sua mente? Ormai perduta “ negli spazi profondi del cielo senza dei”? La Medea di questo soliloquio è una donna oltre il dolore, al quale ho cercato di restituire quella umanissima disperazione che l’atto orribile dell’assissinio dei propri figli ci impedisce di considerare. Ho cercato così di scendere con lei negli abissi della pazzia e della fine della speranza per capire come una donna possa arrivare a compiere quel gesto estremo. E benché sia impossibile da perdonare , mi sono sorpresa ad asciugare le sue lacrime, sentendo con chiarezza che ogni essere umano solo, lontano dalla sua cultura, esule in terra straniera che viene ripudiato, che è odiato e al quale sono strappati brutalmente i sogni più grandi, può perdersi e finire in un buio tale da non credere più neppure nell’amore più grande, quello di madre. Perché Medea è anche e soprattutto la tragedia dell’abbandono, dell’esclusione, dell’esilio. Ed è ancora qua, a ricordarci che in fondo, come ci dice Jaques Lacan,“ Medea siamo noi”. Valentina Banci.

 

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