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RUBEUS ET ALII

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Data / Ora
Date(s) - 21/06/2021 - 31/08/2021
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Luogo
Pinacoteca Civica

Categorie


La galleria ETRA STUDIO TOMMASI di Firenze

è lieta di presentare

RUBEUS ET ALII

Ugo Riva e Elena Mutinelli omaggiano

la Deposizione dalla croce di Rosso Fiorentino

a cura di

ANTONIO NATALI e ELISA GRADI

opere di

UGO RIVA e ELENA MUTINELLI

ideazione e organizzazione di

Francesca Sacchi Tommasi

C O M U N I C A T O M E D I A

«E similmente dipinse a Volterra un bellissimo Deposto di Croce»

G. VASARILe vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani…, Firenze 1550

Quest’anno ricorrono i 500 anni dalla realizzazione della Deposizione dalla croce, tavola

dipinta eccelsa di Giovan Battista di Jacopo di Gasparre, detto il Rosso Fiorentino – che si

firmava Rubeus -, conservata nella Pinacoteca Comunale di Volterra (PI).

Vero picco d’eccellenza della pittura manierista fiorentina del XVI secolo, la Deposizione di Rosso è

presente in tutti i manuali di storia dell’arte e sin dall’Ottocento è uno dei motivi di visita a Volterra.

Intendendo ricordare l’anniversario, ma anche un ideale “ponte” tra uno dei personaggi più estrosi

della scena artistica fiorentina di cinque secoli fa e il panorama dell’arte contemporanea italiana, la

gallerista Francesca Sacchi Tommasi ha ideato e organizzato Rubeus et aliimostra di opere di

Ugo Riva e Elena Mutinelli, curata da Antonio Natali e da Elisa Gradi, ispirata al rapporto affettivo e

di rispetto che lega gli artisti di oggi a Rosso Fiorentino, capace di concepire un’opera tanto

contemporanea” come la “sua” Deposizione.

La mostra sarà inaugurata lunedì 21 giugno alle ore 17 nel Chiostro di Palazzo Minucci Solaini

di Volterra (PI), sede della Pinacoteca Comunale dove è custodita la Deposizione di Rosso, per

poi proseguire fino alla fine di agosto 2021; la presentazione ai media è prevista lo stesso giorno,

alle ore 12; inoltre l’esposizione sarà arricchita dal catalogo edito da Capire edizioni, su cui troveranno

spazio i saluti istituzionali, i testi dei curatori e una poesia di Davide Rondoni.

«Con la mostra “Rubeus et alii” – dice Giacomo Santi, Sindaco di Volterra – la Pinacoteca di Volterra

accoglie un progetto espositivo di grande qualità. L’Amministrazione comunale è felice di partecipare a

questa iniziativa che è nata per celebrare i 500 della Deposizione di Rosso Fiorentino, uno dei

capolavori che esponiamo con orgoglio nei nostri musei. Un grazie a tutti coloro che hanno lavorato alla

progettazione e realizzazione dell’esposizione».

«Quando le eccellenze s’incontrano e insieme costruiscono cultura e arte – aggiunge Dario Danti,

Assessore alle Culture del Comune di Volterra , l’emozione e la meraviglia non possono che trarne

beneficio. Come ne trarrà sicuramente beneficio la nostra città e la nostra Pinacoteca. Due grandi artisti

di fama internazionale, due grandi curatori e una importantissima galleria d’arte che ci consegnano

un’esposizione unica per rigenerare uno spazio pubblico e civico, omaggiando la Deposizione del Rosso

Fiorentino nell’anniversario della sua realizzazione. Siamo certi che questo evento è solo l’inizio di un

intenso percorso comune»

«Quando un’opera d’arte è un capolavoro può ispirare gli artisti per secoli – chiosa Alessandro

Furiesi, Direttore della Pinacoteca civica di Volterra -. È per questo motivo che la Deposizione del

Rosso Fiorentino, dipinta nel 1521, continua ancora oggi, dopo cinque secoli, ad influenzare pittori e

scultori. Questa è la genesi della mostra che si svolgerà in Pinacoteca per omaggiare il quadro che vi è

conservato, grazie alle opere di Ugo Riva e Elena Mutinelli. Una mostra nata dalla collaborazione fra

privato e pubblico, infatti è grazie al lavoro della galleria Etra Studio Tommasi, presentato alla

Pinacoteca ormai più di un anno fa, che si è potuto lavorare su questo progetto. Si tratta di una

operazione significativa, nel 500° anno dalla realizzazione del dipinto di Rosso Fiorentino. Una

esposizione che accompagnerà i visitatori del museo per l’estate 2021 e che caratterizzerà la ripartenza

della Pinacoteca di Volterra con un intervento di ampio respiro culturale».

LA MOSTRA

In totale saranno in mostra cinque opere progettate e realizzate appositamente per questa

mostra-omaggio e, nonostante i due artisti siano lombardi – Ugo Riva è bergamasco e Elena

Mutinelli è nata a Milano -, sedotti dal fascino del capolavoro manierista di Rosso Fiorentino e

provenienti da esperienze artistiche assai diverse, entrambi hanno scelto di utilizzare materiali

tipici della Toscana: la terracotta policroma e il marmo di Carrara.

Con la curatela di Antonio Natali (già Direttore della Galleria degli Uffizi), Ugo Riva propone a

Volterra quattro opere in terracotta, la prima delle quali – dal titolo Solitudine – è stata realizzata durante i

mesi terribili del primo lockdown. In essa le diverse figure appaiono nell’atto di fuggire o disperarsi e non

mancano simbologie e richiami a capisaldi della pittura rinascimentale fiorentina. «Sono innamorato da

sempre di Rosso Fiorentino – dice l’artista – a tal punto che già nel 1994 gli avevo dedicato una piccola

scultura intitolata Le inquetudini del Rosso, dove risaltavo i cambiamenti rivoluzionari nell’arte di cui lui

era stato protagonista. Poi rifeci quella scultura, un po’ più grande, nel 2010 per il Four Seasons” di

Firenze, dove tuttora si trova. Arriviamo così a questo progetto, pensato per essere mostrato sul pozzo

del Chiostro di Palazzo Minucci Solaini e realizzato in terracotta, di cui in Toscana c’è una grande

scuola, un materiale che mi dà un immenso piacere. Rispetto al progetto iniziale, alla fine si è rivelato un

lavoro di ‘sottrazione’: ho eliminato la croce, che mi pareva anche banale, e le figure appaiono tutte

come se fuggissero da un qualcosa di terribile. Ma perché? Perché in mezzo c’è stato il Covid. Io ho

passato un anno da solo in studio, con i miei amici più cari che piano piano perdevo un ad uno a causa

della malattia, vivendo una solitudine tremenda, perché nel momento del dolore ognuno è solo con se

stesso. Da cui il titolo dell’opera. Infatti nell’opera le figure non si toccano, in pianodi appoggio è pieno di

squarci e ferite e perfino la Madonna ha le braccia alzate. Non c’è alcun gesto di condivisione».

L’artista bergamasco espone a Volterra altre tre opere: la prima si intitola Sine pietas et amor Dei,

un’immagine cruda, violenta che pare un bue squartato, con sotto il Cristo deposto e il tutto inserito in

una nicchia religiosa.

La terza scultura, Stabat Mater, è un richiamo alla speranza: si tratta di un altarolo, realmente

proveniente da Napoli, in cui Riva vi ha modellato una “Deposizione”.

Infine, con Eros e Thanatos l’artista risalta la sensualità di Rosso Fiorentino, però senza staccarsi

troppo dal tema della morte. La prima delle due figure è tratta da un Cristo di Rosso in mezzo a due

grandi chiodi, mentre la seconda raffigura Cleopatra, in tutta la sua sensualità.

Scrive il curatore Natali sul catalogo: «Del Rosso, Riva celebra l’eccellenza linguistica e ravviva la

memoria di pittore anticonformista. Anticonformista e spregiudicato, eppure fedele – come s’è già più

volte detto – ai percorsi della tradizione, specie fiorentina, dall’antichità al passato più recente. Nel suo

omaggio alla Deposizione del Rosso, Riva dà un séguito alla vicenda della tavola volterrana,

raccontando ora quel che accadde dopo che il corpo di Gesù fu sconficcato dal legno su cui s’era

compiuta quella morte scandalosa. E lo fa come se guardasse la cima del Golgota con gli occhi del

Rosso, immaginandosi l’evolversi della gestualità dei pochi ch’erano rimasti ai piedi della croce. A

osservare la concezione della rilettura della pala proposta da Riva, ci s’accorge che lo sgomento delle

donne e il pianto ripiegato di Giovanni, prima raccolti all’ombra del martirio, sono stati scossi da un

impulso centrifugo».

Con la curatela di Elisa Gradi, la milanese Elena Mutinelli porta a Volterra Manifesto Principio,

scultura in marmo di Carrara alta quasi 170 centimetri, che ha richiesto un lungo lavoro di progettazione

e di realizzazione e che ha potuto contare sul fondamentale sostegno della Mondial Granit Spa di

Ragusa. Un Cristo morto, ma che sappiamo risorgerà, è la figura che “esce” da un blocco di marmo

inarcandosi all’indietro, sorretta da due figure che a malapena si percepiscono stagliarsi dalla materia

grezza: in particolare una mano, che pare viva, sorregge la testa del Figlio di Dio e dà l’immagine della

morte e allo stesso tempo della vita che di lì a poco trionferà.

«In questa mia opera in marmo – afferma la scultrice milanese – ho voluto raffigurare la ciclicità

teatrale tra la vita e la morte. Quando ho pensato alla Deposizione di Rosso Fiorentino mi è apparsa in

mente un’immagine ferma, quasi allucinatoria, che mi ha portata a lavorare in maniera veloce. Ho

sperimentato quindi, ben dopo i 50 anni, un modo nuovo di lavoro. Non pensavo potesse accadermi… E

ciò ha creato in me una suggestione fortissima. Mi ha sedotto l’idea, ma soprattutto l’immediatezza di

visione dell’opera nel blocco di marmo. Ho scelto questo materiale perché, essendo una concezione

estremamente teatrale, volevo si rivelasse anche viva, palpitante e allo stesso tempo monumentale.

Come solo una scultura in marmo può essere, che pare si muova, che permette sbalzi fortissimi di

materia nel blocco, simboli di vita».

Scrive la curatrice Gradi sul catalogo «Un teatro, quello della Deposizione, che nelle sue più astratte

sintesi plastiche dà forma, per Elena Mutinelli, a un labirinto magmatico, genesi di Manifesto Principio,

gruppo scultoreo basato su un articolato sistema simbolico. Opera legata alla geometria degli spazi, alle

aperture e alla valenza del gesto dei personaggi messi in scena dal Rosso nella pala volterrana,

penetrata dallo sguardo dell’artista attraverso un passaggio che sottende un processo di iniziazione, di

initium. È il momento aurorale al quale Elena Mutinelli affida una forma in perenne movimento, e dalla

quale si genera la struttura centrale del Cristo, sorretto da due figure che assecondano la caduta del

corpo riverso all’indietro; gli arti che si perdono nella pietra fluida e poi su, verso il volto che pare, ancora

una volta, animarsi di un anelito di vita, prima di abbandonarsi nuovamente e rientrare nel ventre eterno

del blocco di marmo».